HomeLibriBioversigrafiaProgrammi TVLettere dagli amiciNovità
   Poemi      Poesie singole      Artisti      Video      Spettacoli      Mappa   Scrivi una email    English     Français
 
Da Eva a Maria

Di sotto potete leggere le poesie con i quadri di Ernani: Eva, Agar, Betsabea, Susanna, la moglie di Potifarre, Giuditta, Rebecca, Sulamit, Dalila, Salomè, Maddalena, Maria.

A Venezia negli anni 80 conobbi Ernani Costantini, pittore veneziano, autore di grandi affreschi e dipinti in molte chiese dell’area veneziana. Ernani mi parlò del suo grande interesse per la Bibbia e per le figure femminili presenti nei canti. Mi venne spontaneo suggerirgli l’idea di realizzare un ciclo pittorico, con un parallelo di mie poesie, dedicato a dodici delle donne bibliche.  Si mise subito al lavoro e in meno di tre anni realizzò altrettanti tele di grandi dimensioni (200x100 e 200x200).
  Don Gianni Salmaso, grande animatore culturale, con la sua Multimedia Veneto e con l’appoggio determinante dell’Assessore alla Cultura della Regione Veneto, Mirko Marzaro, decise di organizzare una mostra itinerante  del ciclo pittorico, accompagnata  da una serie di incontri in cui donne, esponenti di vari settori della cultura e dello spettacolo, si confrontarono ognuna con una donna della Bibbia. Fu stampato un catalogo della mostra, con i testi biblici di riferimento,  le poesie, introduzione di Pietro Nonis e Giorgio Segato e interventi di Luigina Bortolatto, Sergia Jessi Ferro, Guido Perocco e Giorgio Saviane. 
Nel 1987 la mostra itinerante partì dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia. In apertura ci fu una grande manifestazione ripresa da Raitre: recital con Ulijana Levit, Alfredo Tisocco, Giovanni Bari e Giovanna Marchi. Un dibattito, provocate da Giorgio Saviane, le donne che presero le parti di una figura biblica furono:Tina Anselmi, Gigliola Cinquetti, Milena Milani, Claudia Mori, suor Elisa Tonello.
La mostra proseguì con altri recital alla Gran Guardia di Padova con Amalia Casadei, Aloisia dal Bò, Milena Milani, Rossella Palopoli, Elena Tuccio e il concerto delle Soliste Venete; alla Gran Guardia di Verona con Cristiana Biondani,Valeria Boldini, Adele Cambria, Rosa Bianca Cinquetti, Anna Maria Leone, Marika Manfredini e Gabriella Poli e letture dell'attrice Marina Brancato; la mostra si concluse a Cervarese Santa Croce nel 1988.

 

 

Eva

Improvviso
è caldo nel cuore
batto le ciglia
e schiudo la luce
forte dall’erba
mi tira una mano
incredula mossa
converte la presa
in gemito verde
vieni
corriamo nell’Eden
ma rido indecisa
l’invito di lui
prima è bello
guardare d’intorno
le dolci creature
staccare dai rami
i colori del sole
immergere il viso
nel manto dell’erba
prima alzami
all’arco del cielo
mostrami come
varcare la siepe
poi insieme
potremo mangiare.

Lamento di Agar

Vento del deserto
il ventre hai sconvolto
carezza di vecchio

Vento del deserto
vampa di gelosia
negli occhi di donna

Vento del deserto
bruci la bocca
accendi vendetta

Vento del deserto
cancelli la strada
il riflesso dell’acqua

Vento del deserto
spegni il suo pianto
è dono innocente

Vento del deserto
cessa il tuo canto
hai illuso la schiava

Vento del deserto
lascia nel sonno
finire il respiro.

Betsabea

Invano ho cercato
riparo dal sole
accecante meriggio
stordente preludio
al tramonto
l’acqua poteva
lavare gli umori
invece ha riflesso
dall’alto di reggia
un segno rapace.
Dov’è la mia forza
di fronte a una mano potente
rotto il sigillo
trabocca di sangue
il manto regale
che ora mi avvolge
la schiena e le gambe
e pieno è il mio corpo
promessa di cantici e gloria.
Giace sul campo
il cuore spezzato
trafitto alle spalle
senza rimpianto di donna.
Destino Israele
sovrasti il mio cuore.

 

Susanna

Magnolia incarnami
nel bianco dei fiori
voglio nel bagno
assorbire la luce
protetta dall’ombra
ruba alle foglie
il verde più tenue
ungimi il corpo
di resina e linfa
per avvampare le labbra
sciogli le rose
e il glicine
manda nelle pupille
come il salice
al sole
aprirò la chioma.

La moglie di Potifarre

Dorato lo scialle
spalanca brama
d’un salto di luce
alle braccia protese:
è ricca la casa
di seta i tappeti
invitano intime ore
segreti ritrovi
che solo la pelle saprà
calore purpureo voglio
dagli occhi che incerti
nascondi con mani
ora tremanti ma dopo
serrate alle mie
incendio nel bosco
grido d’insieme
e la barba schiava
carezza ai miei fianchi.

Giuditta

 

 

La schiena ha provato
il raspo del sacco
il cuore ha subìto
strazio di morte
il corpo ha atteso
arsura di vedova
in silenzio domestico
ho sentito il grido
d’assedio ardente
ho cinto la veste
sensuale la mano
ha mosso carezza
di spada assira
la testa è caduta
nel segno di mura
infranto il nemico.

Rebecca

Calerà il tramonto
e rosso il termine
della strada accenderà
il passo al cammello
mentre celata dal manto
come una nenia
l’attesa carezza la gola.

Quando sarà l’incontro
tirato il velo
languido canterò
il destino d’oriente:
è piena l’anfora
dal pozzo ancóra
ne posso tirare
come l’acqua
sarà la gioia.

Sogno di Sulamit

Coperta dal sole
la mandria è fuggita
svanita paura
la mano mi guida
al silenzio del bosco
cerco smarrita
il caldo degli occhi
immagine tua
sfuggente nel verde
dove l’attesa
si tinge di luce
ora abbagliante
ora filtrata dai rami
nel letto mi illudo
del fresco respiro
dalla finestra
attendo il tuo passo
col nuovo mattino
sarà la rugiada.

Dalila

Al tocco è velluto
la mano che spezza
la schiena nemica
sento bambino
l’uomo disteso
sbordante il cuscino
che lieta ti offro
nel grembo rifugio
al vigile sonno.
Dov’è il nervo
d’acciaio il fiato
rombante in tempesta
nascosto nei solchi del petto
dimmi il segreto
che urla paura
saprò dondolarti nel cuore.

Salomè

Dalla penombra
l’incenso spira
volute curiose
di avvolgere il fumo
ai respiri caldi di arrosto
di spezie di vino
teste pesanti
tocchi di tempie
il tamburo palpita i veli
gli occhi riaccesi
flauta la gola
al ritmo d’oriente
ammicca la spalla
ornata a ricami
muove dall’arpa
una freccia alle anche
di slancio le gambe
il passo del cervo
descrive una curva
fuga tra i fiori
splende una torcia
in fondo alla sala
riflessa ai capelli
lambenti il tappeto
s’inarca il corpo
intona nell’aria
il canto del ventre
luce di miele
sotto le pieghe
sguardi strisciare
alle curve di cigno
spegni nel vino
il fuoco che sale
dammi la vita
in cambio del velo.

Maddalena

Nel cardo ritrovo
l’arido segno
tracciato dagli anni
che hanno rubato
il sorriso più chiaro
e scruto tra i rovi
un volto soffrire
tempia graffiata
la mano che guida
il mio giorno da sola
priva del corpo
vorrei danzare il pianto
di donna umiliata
donare alle spine
l’ultima traccia del filo
teso in perdono
amando il deserto.

Maria

 

Lo terrò in braccio
non cederanno le spalle
anche se i piedi sui sassi
urleranno alla strada
mio è il fardello
che il collo accarezza
mistero dell’uomo
annunciato al mattino
voce di sole
alzando le mani
spiegherà ai viandanti
e già col passo
si appressa il termine
del figlio che è uomo
all’ora
china sul monte
offrirò all’angelo
strazio materno.