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che su Cannaregio primeggia

Negli anni 80 lavorai a Venezia come direttore dei programmi regionali della Rai. Il mio ufficio era nel piano nobile di Palazzo Labia, attiguo al salone da ballo affrescato da Giovambattista e Giandomenco Tiepolo. La possibilità di guardare a lungo l'affresco, che raffigura l'incontro nuziale di Antonio e Cleopatra nello sfarzo di abiti veneziani settecenteschi e con l'aggiunta di figure mitologiche per celebrare la neoricca famiglia Labia, mi fece scrivere questa poesia, pubblicata nel 1997 nel catalogo della mostra itinerante "L'abito come metafora" per il centenario del Tiepolo, organizzata da Luigina Bortolatto per il Centro Le Venezie con la Regione Veneto.

rendendoli simili a dei

DI OLIMPO SOAVE ILLUSIONE

Il salone del Tiepolo di Palazzo Labia a Venezia

con stemma innalzati in palazzo

 

 

propizia il banchetto un'orchestra

 

le dame in attesa malizia

 

Di Olimpo soave illusione
l’ invito ad entrar nella casa
offerta esclusiva agli eletti

dimora di grande famiglia
baciata da sorte mercante
che affina nei volti e nei cuori

la stirpe dell’abile industria
e gli uomini arditi solleva
da tutte le cure operaie

rendendoli simili a dei
esenti dal fango di strada
con stemma innalzati in palazzo

che su Cannaregio primeggia
in volta di Grande Canale
campane le uniche ombre

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le Labia di questa famiglia
non sanno altro suono che loda
l'Altissimo in grazia di vita

di gesta non solo bancarie
ma intense di elette virtù
spiegate in salone alla storia

al primo respiro di scale
che provano all’ospite il fiato
mentre occhi egli ardisce ansimando

riceve bagliore di scene
di luci da cera riflesse
su elastico suolo di ballo

il piano nessuno calpesta
ma pare affollata la sala
ingresso di grandi cortei

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dispiega ed ostenta opulenza

 

 

 

 

 

 

Antonio con elmo in vittoria

 

 

 

 

più bionda del Nilo sognato

sfondate pareti in rilievi
lesene e colonne fiorite
balconi aggettanti sugli archi

un rostro di nave che svetta
lo sbarco in potente città
atteso con sfarzo in costumi

l' arrivo di tal condottiero
Antonio con l' elmo in vittoria
scarlatto di sguardo e mantello

con trombe e alabarde un clamore
sovrasta il brusio della folla
intorno i moretti serventi

levrieri e cavalli in gualdrappe
con sguardi di cabala i maghi
i paggi rigonfi di sete

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il porto più ricco del mare
dispiega ed ostenta opulenza
conquiste in mercati e bellezza

accoglie il guerriero romano
che tenta addolcirsi in corazza
lo sguardo da fiero e sorpreso

si muta in un tacito assenso
a incrocio di mano regina
più bella dell' ampio broccato

più bionda del Nilo sognato
il seno svelato e proteso
gareggia col giro di perle

natura superba ed esente
dal tocco di ruvidi sguardi
il volto solleva agli astanti

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con sguardi di cabala i maghi

 

chi visita sala è la scimmia

 

il Tempo rapisce bellezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ne è fiero il signor della casa
discosto contempla il trionfo
che evolve ricchezza in sublime

le dame in attesa malizia
rapiscono i fiati ai destrieri
armati con stemmi e vessilli

propizia il banchetto un' orchestra
trasforma mistero spartiti
in suoni di argentea laguna

piramide a lungo sognata
emblema del mitico Egitto
il volo ai rapaci concentra

il paggio ed il cane son nani
davanti alla tavola bianca
risplende la perla di sfida

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gioiello dissolto in aceto
in schiaffo ai bottini di guerra
attoniti gli ospiti intorno

che terra è mai questa d'incanto
è vera o tracciata in pennello
volume quadrato od immenso ?

chi visita sala è la scimmia
rincorsa dal nero in livrea
perché non disturbi gli dei

che svettano in cielo soffitto
tra i miti i peccati i valori
e i venti che soffiano gloria

Virtù che sovrasta l'Invidia
il Genio su Pegaso vola
poi il Tempo rapisce Bellezza .

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