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Gian Luigi Zanette
Cordignano 1932 Conegliano 2010

GiaZan

Il tempo graffiato in pittura
urgenza dell’animo nudo
che impasta le dita di terra

Materia che in musica muta
e fissa i ricordi nei sogni
figure che sanno preghiera

Il sole che domina il cielo
ti dona i suoi mille colori
nel canto dei tuoi canarini

 

Conobbi Gian Luigi Zanette negli anni 80, quando usciva da una malattia agli occhi che aveva condizionato il suo lavoro di pittore e lo aveva depresso; rimasi colpito da un quadro di quel periodo "condizione umana" e scrissi una poesia sulla situazione psicologica che la pittura sembrava esprimermi.
Con Giazan cominciai ad accostare la poesia all'arte figurativa e redassi il catalogo della mostra antologica per i trent'anni della sua pittura al Convento di San Pietro ad Asolo, organizzata dalla Provincia di Treviso, 1985. Ho scritto poi altre poesie per le mostre successive e insieme inventammo le "poesigrafie", litografie in cui si mescolavano versi, disegni e colori.
GiaZan nel 2006 ha celebrato i cinquant'anni di pittura con un'antologica alla Casa dei Carraresi di Treviso; nel catalogo sono state ripubblicate alcune poesie.

Matilde Zanette, via Giovanni XXIII 18, 31015 Conegliano; tel. 0438 21315 ; 339 3297814; lo studio è nelle antiche mura della città veneta.

Condizione umana
E’ muto e velato il mattino

ma in fondo alla retina è peggio
dov’era campagna d’intorno

si innalzano biechi pilastri
si sommano a interno disturbo
ingabbiano il volo mentale
la grata che a sguardo siavvolge
esterna all’occhio ed interna
divide dai sensi apparenti
disturba o protegge il reale? 
sorpasso la mente irritata

in spazio ancestrale ritorno
ipotesi tento su tela
graffiando i contorni alla vista
la grata non chiude ma invita

i blocchi dilata in speranza
il mondo offuscato da muri
zampilla con garrula voce
si adagia nei gesti piumati
e germina nuova la vite

si arrampica attorno al recinto.

(da Graffiare il tempo catalogo per la mostra Trent'anni di pittura Asolo 1985) .

 

Luce in deserto
Era deserta la vita

tra gente e palazzi vuota la casa
al ritmo di gocce scorreva il silenzio
senza lasciare solco di esistere
invano cercavo di dare
colore alle macchie
di udire suoni diversi da rabbia e rumori
chiuso in gabbia di vetro il mondo era lì
distante due passi e migliaia di luce
chinata la fronte e gli occhi sbarrati
la fuga prudeva le mani
un baratro sotto la sedia
succhiava lo sguardo

e via tra canyons burroni e torri
sfingi di pietra fratture di buio
la corsa impazziva
e niente frenava il vedere
immagini ad aride tinte
strati di urla e di gesti
già roccia tutto il passato
infine ampio deserto ornato di spine
incolore io solo in pieno sole
ho piegato le mani e tutto me stesso
assorbendo lo spazio
la muta preghiera
non era altro che eterno.


 

 

Amore di un cestaio
Che trecce !
Erano verdi le corde
a stringerle urlava
il sapore del bosco
sentieri tracciati
strappando i cespugli
si allargava l’immensa
ricchezza del verde
senza violenza
recisi da te
vimini e canne
esplodevano in coro
tra le tue braccia
guardando sognavo
di farne domani
invece di ceste
corona d’ardite volute
dono ai capelli
colore d’autunno.




dal catalogo della mostra
Lavorare ieri
Municipio di San Vendemiano
1985

Decorare bel mestiere
Vedrà signora
dal tenue incarnato
che morbida luce
da questa parete
al  divano riflessa
Vedrà signora
so dare la tinta
soffice cipria
coprire le crepe
sparire le rughe
Vedrà signora
che riccioli alti
in testa alla stanza
di morbido stucco
lacca e forcine
Vedrà signora
che bello il parato
cucito di raso
mi paghi il mestiere
se spoglio l’addobbo
che triste parete!

La lezione del maniscalco
Al cavallo la zampa
suona la vita
da come l’alza
saprai  dargli carezza
ricorda che esso ama
chi tocca il suo corpo
con gesto sacrale
chinato in preghiera
l’unghia gli ferra
tra fumo ed odori
senza urtarlo a dolore
dovrai chiamarlo per nome
certezza di strada indicargli
di trotto tra i boschi
col ferro ad arte forgiato
tracciargli una sorte
secondo natura.