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Il
semaforo
E'
pieno di suoni l’albergo
quell’uomo è stanco del viaggio
la polvere addosso ingrigisce
qual
è il mio nome? si chiede
solo ossa qui sotto il mantello
gli viene la nausea degli anni
trascorsi
a girare nel mondo
discorsi palazzi e incontri
le pagine scritte per gli altri
aveva
narrato gli odori
di gente affannata e di urla
colori lussuosi e la pelle
la
voce e l’interno di donna
di tutto intuisce la fine
superbia progetti e menzogne
si
muove tra strade del borgo
trambusto di gente affannata
e vede passare una coppia
la
donna col grembo evidente
più vecchio emaciato il compagno
in cerca di un posto immigrati
lui
pensa a intervista una storia
da dare al giornale in attesa ma
dai poveri quale notizia ?
l’angoscia
rappresa in torpore
decide di chiudersi al cinema
in cerca di un’ora di inganno
quando
esce fa scuro negli occhi
semaforo impone una sosta
in tasca si conta la vita
un
secolo chiude e domani
un altro reclama speranza
son ricco ma un figlio mi manca
perché non ricerco la coppia?
io posso comprare quel bimbo!
d’intorno aumenta il frastuono
domanda
pagando trovarli
la folla inghiotte i richiami
appannano il cielo le insegne
lontano
si accende una stella:
laddove finisce il tumulto
su paglia è nato il bambino.
Natale
2000
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