Le poesie riportate nell’indice sono
state scritte giorno per giorno e lette in diretta tv tra
le 7,35 e le 7,50 nel programma televisivo “Uno mattina”
(Rai Uno), da novembre 2003 ad agosto 2004. L'argomento
era quello trattato quel mattino dalla rubrica. Scrivevo
normalmente un “nonino”, una mia composizione
metrica di nove versi novenari, con accenti su 2, 5, 8.
Si tratta di un metro ritmico, simmetrico, sensoriale, adatto
alla velocità del linguaggio televisivo; è
un testo di una quarantina di parole che dura meno di un
minuto. Qualche volta ho usato invece una filastrocca di
sedici senari.
Perché una poesia quotidiana in
tivù?
La poesia che entra in tivù non
è accademica, ma torna ad essere comunicazione. La
sua sinteticità si rivela compatibile con i tempi
del telecomando. Il verso come mezzo di riflessione esce
dalla sacralità delle antologie e delle interrogazioni
scolastiche per diventare esercizio mattutino dell’animo
e sguscia tra chiacchiere e pubblicità.
I primi tre mesi di poesie mattutine erano
dedicati ai personaggi dello spazio “Unomiaiuta”:
il pubblico chiedeva l’intervento della redazione
di “Unomattina” per trovare qualcosa, risolvere
un piccolo problema, vedere un filmato o incontrare qualcuno.
Una galleria di richieste bizzarre ma rivelanti persone
vere, normali, che si accostavano alla tivù non come
a un mostro sacro, ma come ad un amico disponibile.La gente
chiamava per parlare di qualcosa di caro o semplicemente
per entrare nello schermo.
Nella primavera 2004 si è passato
a parlare di consumi (ortaggi, frutta, la spesa, gli elettrodomestici),
dei problemi della terza età ( ho tentato un piccolo
manuale in versi dell’argentea allegria), di cure
estetiche, vacanze, salute: una poesia quotidiana per la
vita quotidiana.