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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Francesca Muzio

il 7 novembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
e il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

 

 


Rinasco ma in forma di Cernia
che gli occhi sottende addolciti
la bocca arcuando carnale

 

 

In riva tirava una barca
già sazia e spogliata di vele
profumo salmastro indossava
nel luogo di vita nativo
bambina ero pesce incantato
da quei marinai al salpare
sentiero proibito alle donne
severi staccandomi in porto
vietavano a me riguardare
dei maschi il silenzio sicuro
sentire l’ odore di forza
di gesti e di veglie su reti
il mare era l’ uomo dei sogni
che so intimidente e severo
con chi non lo sa rispettare
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passione di infanzia baciare
il gusto salino del vento
in cuore sussulto e avventura
il fuoco del sesso di donne
segreto in Sicilia e mortale
del golfo è fondale interdetto
ma come ignorare e proibire
la vita del mondo sommerso
le grotte i coralli i misteri ?
non senti sfacciati discorsi
ma odori lamenti e languori
vulcani di pelle moretta
finché la notizia degli anni
ha sciolto gli storici lacci
mutando muliebre canzone
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da donna ora strappo le cinte
ridendo son pronta a sfidare
un uomo che spinge la barca
toccando le ascelle in richiamo
di fuga con spinta potente
lasciare gli umori di terra
tirati da corsa di vela
simbiosi in due corpi sott' acqua
discorso silente dei gesti
rinasco ma in forma di cernia
che gli occhi sottende addolciti
la bocca arcuando carnale
in sagoma forte e feroce
attiro e spavento i rivali
ma può una cernia stregare ?
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mi metto a cercar la sua lenza
seguendo la scia del timone
e danzo leggera di pinne
prezioso segugio marino
in rete lo infilo notturna
lui invece è convinto pescare
in tenda mi faccio tirare
mi spoglio da squame lucenti
mostrando la femmina pelle
arsura pregusto vitale
all' esca già guizza il mio luccio
che vibra e rigonfia le branchie
la gola assetata di gola
gli lecco la spalla salata
mordendogli alghe sul petto
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ma un talamo voglio stellato
usciamo allacciati alla riva
lambendo eccitata battigia
risacca gelosa a sbirciare
un uomo goduto da cernia
connubio stordente inaudito
il letto graffiante di sabbia
più intensa solletica voglia
con sapido senso nei fiati
avvolta di nudo e sferzata
ma senza di freddo soffrire
secondo natura marina
io fosforescente malia
esprimo e lui insegue il tracciato
rincorsa bramosa in affanno
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pupille rinserro in conchiglie
lui schiude saetta di lingua
intingo in saliva la vista
tra rocce ritrosa son piovra
lui affonda il tridente feroce
invitta lo avvolgo di spire
aspiro la forza dai pori
inietto il mio siero drogante
sobbalza e nell’ arma si tende
avvinghio la preda in tumulto
tradisco la veste di pesce
ribollo animale di terra
mi involo a un tappeto di spugne
in getto trascino semenza
colore mistero del fondo.
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canto n.3 dal primo coro "Sdoppiarsi a confronto figura"