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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA

Questa storia è stata interpretata dall'attrice:
Maria Rosaria Omaggio
l'8 novembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
il 18 agosto 2003 a Minori

 
Coi Rami scomposti mi innalzo
riscossa di linfa eccitata
ad ingigantirmi e assorbirlo


 
Il sole che cuoce di antico
i merli le mura le pietre
dà un senso ancestrale al respiro

color del mattone mi avvampa
di estate di storia e lavoro
tramonto ed accendersi sensi

sospesi pensieri ed impegni
la pausa si è aperta in abbraccio
di lunga giornata di giugno

splendente di illustre città
balcone che invade in magia
la stanza di albergo coi gigli

tra passi leggeri e sonanti
striscianti battenti cadenza
allegro sciamare di gente
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in cerca stupente bellezza
contorno corale accompagna
la danza selvaggia sui sassi

femmineo dialetto di rughe
parlare gentile e invitante
condito da idiomi foresti

indosso ancora abiti caldi
avverto la pelle più estesa
in fretta di uscire scoperta

obliqua allo specchio mi sbircio
profilo di avorio cammeo
me stessa straniero trofeo

da questa città esibita
prodigio di volto e di voce
entrare a far parte di mura
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lo vedo mentre esce dal bagno
avvolto in lenzuolo di spugna
appare vestire una toga

impronta di antico guerriero
in muscoli e in gocce brillante
le gambe e le braccia di atleta

un’ isola irsuta sul petto
la mano decisa e potente
asciuga la fronte ben calva

estende quel gesto presenza
un senso di solida attesa
è l’ombra di quercia sannita

betulla del nord al confronto
di fragile bianca corteccia
pretendo con fronde leggere
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sfiorare quel tronco possente
come edera avvolgermi al fusto
fasciarlo di intrichi e legami

rubargli le stille del corpo
bagnare il mio caldo nel muschio
violando il segreto del telo

che copre il suo ramo smanioso
non corron parole tra noi
ma solo frusciare di frasche

son pianta che tende alla luce
dai pori rugiada salata
in cambio del fresco gli porgo

aspetto che il vento deciso
mi privi dei veli che indosso
legata da gonna e da blusa
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calura e censura alle membra
recinto in divieto di ingresso
a verde riserva natura

protetta da chiome più alte
vorrei ripararmi dal sole
tra quel mio gigante del bosco

mostrargli l’ ingresso segreto
di tana di cerva in stagione
che di intima notte profuma

la quercia maestosa sovrasta
mi ammanta in lenzuolo impaziente
stordisce di odore muschiato

coi rami scomposti mi innalzo
riscossa di linfa eccitata
pur piccola l’ ombra sviluppo
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ad ingigantirmi e assorbirlo
è pronto il suo ramo all' innesto
ma prima lui inchini le fronde

le faccia strusciare a corteccia
in segno di omaggio odoroso
deponga le gemme più chiare

delle api il cosmetico succo
irrori nascoste radici
per rendermi elastica all' atto

possente il protendersi suo
tirato dall’ urlo di voglia
la furia del vento in foresta

lucente per l' acqua impazzita
adorna di pioggia di ghiande
gioisco di specie esemplare.
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canto n.04 dal PRIMO CORO: SDOPPIARSI A CONFRONTO FIGURA