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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Loredana Martinez

l'8 novembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
e il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

Magnolia con cuore animale
mi giro in abbraccio di foglie
mi vedo fiorire di gemme

Iersera che lotta a dannarmi
in urla singhiozzi e tremori
pestando gli stessi fantasmi

la solita isterica parte
in scena buttarmi tra spine
un ruolo cercando a me stessa

ancora graffiata stamane
ho aperto un battente di sole
stirando le braccia ammaccate

mi giro esitante allo specchio
la cipria sommerge i tremori
eppure le spalle son dritte

mi vesto ed il seno mi tira
colori e ripari di lana
ma voglio azzardare qualcosa
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cercar minuziosa in parole
di uscire da questa nevrosi
entrando in pensiero che è caro

ho perso i vestiti più stretti
soltanto camicia di lino
mi aggiro diversa nel parco

l' orchestra del vento sviolina
motivo di America urbana
che rende sognante il cemento

son sola e mi invento una scena
da protagonista ed autore
sospiri del pubblico tento

un grande spettacolo in danza
che canti del corpo i segreti
per schiudere pieghe insensate
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toccando gli arbusti di alloro
mi scelgo i compagni di ballo
atletici giovani neri

concorso tra loro per me
gareggiano in salti ed in lotta
mi mostrano muscoli e glutei

io sfuggo e li attraggo nel bosco
li pizzico in petto e tra i peli
il loro ansimare sbeffeggio

contesa si accende e prosegue
si tolgono i panni a mostrarsi
virili nei membri eclatanti

li provoco in onda animale
diventano un coro in amore
acclamano donna me sola
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corale baritoni e bassi
promette erezioni solenni
servigi in schiavismo maschile

non scelgo nessuno e li scaccio
spariscono dietro i cespugli
ognuno ritorna in arbusto

il vento in sassofono suona
la mia solitudine stringo
le mani che lisciano calle

tamburo poi scuote richiamo
che schiude le ciglia all' aurora
sollevo i capelli in risveglio

in caccia mi slancio di segni
ricerca di nuove attenzioni
per dare i miei ordini al bosco
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i rami divido e le siepi
ai lecci comando un inchino
sdegnando l' omaggio di bacche

di glicine i grappoli mangio
perché solo lui sa toccare
in spire mi avvolge e blandisce

ma questo è un compagno di amore
cui manca vigore maschile
e muovo cercandolo in rovi

mi graffio e rifugio in montagna
ma i larici piangono linfa
in resina scema la forza

dei pini più arditi in profumo
divoro pinoli e cortecce
mi cibo dei loro sospiri
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mi dà il contrabbasso la strada
per scendere in note stringate
davanti ai limoni impauriti

da tanta femminea invadenza
mi ferma un arboreo compagno
nodoso ma docile in fronde

"natura non vive passioni
convertiti a orgasmi di fiori !"
accetto ed in pianta tramuto

magnolia con cuore animale
mi giro in abbraccio di foglie
mi vedo fiorire di gemme

spalmata di brividi e umori
rinuncio a movenze irrequiete
in cambio del sole abbandono.
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canto n.5 dal primo coro "Sdoppiarsi a confronto figura"