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Iersera che lotta a dannarmi
in urla singhiozzi e tremori
pestando gli stessi fantasmi
la solita isterica parte
in scena buttarmi tra spine
un ruolo cercando a me stessa
ancora graffiata stamane
ho aperto un battente di sole
stirando le braccia ammaccate
mi giro esitante allo specchio
la cipria sommerge i tremori
eppure le spalle son dritte
mi vesto ed il seno mi tira
colori e ripari di lana
ma voglio azzardare qualcosa
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cercar minuziosa in parole
di uscire da questa nevrosi
entrando in pensiero che è caro
ho perso i vestiti più stretti
soltanto camicia di lino
mi aggiro diversa nel parco
l' orchestra del vento sviolina
motivo di America urbana
che rende sognante il cemento
son sola e mi invento una scena
da protagonista ed autore
sospiri del pubblico tento
un grande spettacolo in danza
che canti del corpo i segreti
per schiudere pieghe insensate
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toccando gli arbusti di alloro
mi scelgo i compagni di ballo
atletici giovani neri
concorso tra loro per me
gareggiano in salti ed in lotta
mi mostrano muscoli e glutei
io sfuggo e li attraggo nel bosco
li pizzico in petto e tra i peli
il loro ansimare sbeffeggio
contesa si accende e prosegue
si tolgono i panni a mostrarsi
virili nei membri eclatanti
li provoco in onda animale
diventano un coro in amore
acclamano donna me sola
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corale baritoni e bassi
promette erezioni solenni
servigi in schiavismo maschile
non scelgo nessuno e li scaccio
spariscono dietro i cespugli
ognuno ritorna in arbusto
il vento in sassofono suona
la mia solitudine stringo
le mani che lisciano calle
tamburo poi scuote richiamo
che schiude le ciglia all' aurora
sollevo i capelli in risveglio
in caccia mi slancio di segni
ricerca di nuove attenzioni
per dare i miei ordini al bosco
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i rami divido e le siepi
ai lecci comando un inchino
sdegnando l' omaggio di bacche
di glicine i grappoli mangio
perché solo lui sa toccare
in spire mi avvolge e blandisce
ma questo è un compagno di amore
cui manca vigore maschile
e muovo cercandolo in rovi
mi graffio e rifugio in montagna
ma i larici piangono linfa
in resina scema la forza
dei pini più arditi in profumo
divoro pinoli e cortecce
mi cibo dei loro sospiri
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mi dà il contrabbasso la strada
per scendere in note stringate
davanti ai limoni impauriti
da tanta femminea invadenza
mi ferma un arboreo compagno
nodoso ma docile in fronde
"natura non vive passioni
convertiti a orgasmi di fiori !"
accetto ed in pianta tramuto
magnolia con cuore animale
mi giro in abbraccio di foglie
mi vedo fiorire di gemme
spalmata di brividi e umori
rinuncio a movenze irrequiete
in cambio del sole abbandono.
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canto
n.5 dal primo coro "Sdoppiarsi
a confronto figura" |