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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Stefania Barca
il 20 dicembre 2002 al Tempio_di_Dioniso a Roma

E come Impossibile dea
da altezza umiliarlo benigna
per renderlo tutto rapito



Non fitte le maglie ritorte
ombreggiano idea di una pelle
dorata ma candida e tesa

dal grigio argentato traspare
da sotto traverso il vestito
un velo che abbaglia ed avvolge

in curve il bacino ed il seno
fa caldo ed il tutto leggero
appare e ricade sul corpo

traluce in cristalli di neve
del pizzo il ricamo sottile
ondeggia e si plasma aderendo

studiata malizia allo specchio
non certo proposta volgare
ma luce elegante e sensuale
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che chiami un omaggio silente
a donna che non si raggiunge
son moglie di nobile sangue

non cerco avventure né storie
e devo mostrarmi di rango
in pubblici affari e contatti

trovarmi uno spazio e denaro
se parlo a qualcuno e domando
mi deve ascoltare ammirato

è vero mi manca la forza
talvolta di andare in carriera
ben altra la mia vocazione

di madre abbondante e totale
ma sposo me l' ha limitata
tagliato il secondo mio frutto
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per darmi altro scopo e ragione
avermi con sé nell' esterno
un unico erede da ornare

un qualche rimpianto mantengo
ma accetto la mia condizione
che intanto perseguo coi denti

non spreco il mio tempo ma ottengo
se occorre interviene il marito
mi serve il colloquio stamani ?

non miro a un contratto preciso
piuttosto un sondare l' ingresso
divaga argomenti il signore

non sembra puntare a un guadagno
lo sento distante in commercio
cautela! mi inganna quest' aria
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mi parla di artisti e cultura
mi scruta e par sia uno scultore
e sembra afferrarmi l' essenza

scoprirmi nel nudo interiore
gli devo deviare il sondaggio
pretesto mi levo e mi giro

la schiena vestita dimostro
son contro finestra e mi chiedo
se tutto è perfetto in figura

mi giro di scatto e dubbiosa
intendo accertare reazione
incrocio un inciampo nel dire

che sento sgusciare tra maglie
parole son dita su pelle
si intrufola dentro lo sguardo
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arriva fin veli a violare
vorrebbe frenarsi e distrarre
intanto è attrazione che tira

quegli occhi indaganti non doma
ma poi deglutisce l' istinto
io perdo il discorso che inoltra

nervosa cammino e ritorno
intanto mi muovo ed oscillo
vorrei in una danza esibirmi

per renderlo tutto rapito
averlo in ginocchio invocante
sentirgli le mani ai miei piedi

e come impossibile dea
da altezza umiliarlo benigna
negarmi in sorriso beffarda
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a braccia sfacciate in richiesta
ma un guizzo rapace non vedo
quel suo rimirarmi è stupore

è nudo indifeso emotivo
mi sento scottare nel petto
e prendo timore di me

è meglio scappare e concludo
lui frena la voce interdetto
in scusa la foga si inchina

vittoria ! ma forse mi pento
di averlo giocato in rinuncia
fin soglia proibita e golosa

mi avvolge il magone nei veli
mi assordano gioie ostentate
goduto ma non ho ceduto.
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canto n.6 dal primo coro "Sdoppiarsi a confronto figura"