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MI SVELO MA IN ANIMO NUDA

Questa storia è stata interpretata da

Marta Scelli
il 9 marzo 2001 alla Domus Talenti di Roma
il 24 marzo 2010 al Caffè Freud di Roma

Anche ora incestuoso il pensiero
al padre paziente mi muove
ma devo inibirlo a me stessa

Una psicologa durante una visita  prova un controtransfert,  un forte desiderio nei  confronti di  un paziente che indirettamente le fa  ricordare suo padre

 

 

Psicologo studio  richiama
bisogni di spirito in ansia
affianco  persone in ricerca
                  
le tecniche in uso son varie
si ascolta si parla si chiede
offerta di specchio al profondo
                  
disposta ad entrar nei disturbi
lavoro mantengo coscienza
ponendomi come strumento
                  
dell'altro interiore mutare
mi accosto ai conflitti che in soma
rivelano in anima croste
                  
la bioenergetica prassi
con mani mi studio applicare
sul corpo sofferto che lagna   
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tensioni che tirano membra
arriva un paziente trentenne
curato armonioso nei tratti
                  
lamenta di non dare orgasmo
a sua fidanzata in attesa
di nozze e di vita comune
                  
confessa di non combinare
la giusta armonia dei piaceri
rispetto ai doveri di vita
                  
ha indotto la donna abortire
sprovvisto di forza affrontare
la nuova famiglia di fatto
                  
sì debole e vero mi appare
nei modi seduce al consenso
la sua spaccatura interiore        
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tra testa edonismo e morale
riporta  me stessa in conflitto
divisa in ragione e emozioni
                  
lo incontro per ultimo in studio
è freddo l'ambiente son stanca
le spalle comincio a tremare
                  
gli noto le mani nodose
ma con equilibrio di forza
nervose ricordo mio padre
                  
a tavola affianco sedevo
rivedo l'intera figura
e poi le sue mani che amavo
                  
contrasto vivevo con lui
di ruolo ragione  volere
rispetto alle mani cambiavo    
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ambivo toccarle in carezza
avvolte sentirle al mio corpo
ma questo contatto negava
                  
 gelosa ero quando già nonno
mio figlio lui tenero in braccio
guidava al disegno e alle cose
                  
è  simile il nuovo paziente
che nega al pensiero abbandono
 uguale la schiena  gli duole
                  
lo faccio sdraiare in tappeto
adagia la nuca alle mani
appena la testa gli muovo

a fletterla indietro resiste
e a dentro il mio grembo adagiarla
comprendo il suo sforzo a fidarsi 
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da sopra lo leggo contratto
nel rassicurarlo  impotente
con tenera cura lo tengo
                  
mi scontro alla storia pregressa
commosso lui piange ma quieto
le braccia solleva ai miei fianchi
                  
rifugio  poi  cerca nel seno
succede altre volte e l'accolgo
ritorna bambino il paziente
                  
invece ribalto il mio ruolo
son io che pretendo il suo grembo
paterno calore negato
                  
temeva carnale abbandono
sognavo un contatto di corpo
in colpa vissuto in famiglia     
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anche ora incestuoso il pensiero           
al padre paziente mi muove
ma devo inibirlo a me stessa
                  
spontanea vorrei rinfrancarlo
potresti con me liberarti
rispetto alla donna che blocca
                  
censuro la rabbia che sale
desidero abbraccio in offerta
ma devo fermarlo e ne soffro
                  
le mani paterne sognate
vogliose e protese  ai miei fianchi
conoscerlo in sesso potente
                  
che mira al traguardo di amplesso
paziente ho in potere e rispetto
non posso il contatto inoltrare.   
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canto n.53 dal SESTO CORO Qualcosa_segnato_in_profondo
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