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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Patrizia Zappa Mulas

il 22 dicembre 2003 al Teatro de'_Servi a Roma

Irrido i temuti confini
menzogne che mi hanno nutrita
nel rendermi torre vietata

C'è un senso di ampiezza smarrita
in questo locale stasera
la gente che muove parole

appare più scialba che sciatta
li passo al setaccio e non filtro
un solo brillare di altezza

mi sento diversa esclusiva
disagio di fingermi uguale
segreta chiusura trattengo

intorno c'è un branco di maschi
che provoco incauta e stupisco
li sento fiutare il mio corpo

lusinga mi avvolge ma è bassa
arriva da un mondo inferiore
non posso concedergli nulla
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allora mi assento di testa
mi avverto vagare sospesa
un uomo descrivo a me stessa

affianco lo trovo al risveglio
ma è primo pudore pensare
che già sia avvenuto qualcosa

e faccio a ritrarmi ma è l'altro
sicuro che toglie il sipario
e rompe istintivo ritegno

mi libero e scivolo in vasca
sciogliendomi in acqua con grazia
divento vapore e calore

e come di bronzo risorgo
mi scotta la nuca e mi innalzo
dapprima i capelli e poi eretta
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appaio figura plasmata
da mani che sento impastare
con voglia di render cremosa

la polpa che è appena sbocciata
inseguo e mi adagio a quei gesti
che più non distinguo e non freno

tra lecito fare ed oltraggio
ho sciolto di incanto vergogna
e irrido i temuti confini

menzogne che mi hanno nutrita
burlandomi dentro parole
nel rendermi torre vietata

sì ! voglio sfrenarmi nei sensi
affermo orgogliosa la guida
e l’altro diventa passivo
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il ventre mi implode con scossa
e genero un fluido che sale
pressante fin sotto il torace

dolcezza da offrire agli astanti
che spargo da corpo a vassoio
intingolo invito a inzuppare

quegli occhi maschili innocenti
diversi in età ed esperienza
mi piacciono tutti in contrasto

allungano braccia e richiami
e tracciano segni su carta
tumulto ma senza rumore

staccata su di un piedistallo
mi pregio fissata in bellezza
immagine di desiderio
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presente la fuga mi tenta
e insieme il restare alla folla
per essere chiesta e travolta

si stacca tra gli altri uno solo
invidia e impotenza beffando
esulto di questa tensione

in premio mi dono alla forza
curiosa non sono dell’altro
ma di misurarmi in rapporto

di come eseguire l’incontro
sentirmi regina concessa
o vittima in sorte ad un gioco ?

quell’uomo mi strappa alla folla
in un ascensore mi serra
celato ma noto agli sguardi
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alcova che è in sé privilegio
mi fascia in un abito rosso
risaltano curve bollenti

si slega cravatta dal collo
mi guarda ed appare eccitato
poi come imbarazzo lo ferma

mi sento più forte col mio
candore profferto e sfacciato
incerta tra senso e ritegno

l’ignoto è balbuzie di membra
umori sudori vapori
smarrisco o rifiuto il contatto

e sento annegare nel bianco
lo spasmo che mi è nato dentro
rigiro la voglia nel letto.
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Canto n.54 dal SESTO CORO QUALCOSA SEGNATO IN PROFONDO