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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Daniela Barra

il 20 dicembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
e il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

Ancella dal tocco di rosa
perché non è un uomo dei tanti
che ho avuto quest'essere amante ?


Canto n.57 dal SESTO CORO QUALCOSA SEGNATO IN PROFONDO


Si spegne il riflesso del mare
su questo sentiero che inoltra
tra alloro nell’ombra dei pini

l’odore salubre di foglie
accetta il saluto del sole
discreto nel tardo del giorno

estivo che in bruno si sfuma
e rende accogliente l’ingresso
in questo che è luogo di infanzia

riposo la vista che innalzo
forando le cupole verdi
inquieta ma lucida in mente

qualcosa che è in fondo rivivo
la calda pineta il rancore
mi muta ora in tenera pelle
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io cado in ginocchio e mi spoglio
denudo il mio interno in preghiera
allargo le mani in attesa

la storia mia esce cantando
confesso all’aperto gli errori
son ferma e divento più bianca

il soffio che invade è il rimpianto
di aver ricercato degli altri
la complice offerta e il consenso

per essere accetta in rapporti
negato me stessa in istinti
coscienza nascosta e sopita

non ho mai indagato scoperta
l'infanzia e il contrasto che avevo
mi avverto virile ora adulta
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mondata son semplice pianta
la vita passata è una rete
che ora ho spiegato per terra

le maglie son piene di strappi
inutile i nodi tentare
son secche le tracce di sangue

contemplo bellezza che è intorno
è musica questo silenzio
diventa presenza imprevista

mi avvolge sublime in tepore
la vedo in ginocchio a me affianco
distende le membra si fonde

da nuda al mio nudo compagna
mi prende con braccia decise
minuta di forme pur forte
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mi rende leggera dal mondo
con lei ora pulsa qualcosa
di atteso e che mai ho provato

lei sa quel che sento non gode
in sé ma soltanto in mia mente
è lei che percorre i miei sensi

ancella dal tocco di rosa
perché non è un uomo dei tanti
che ho avuto quest'essere amante ?

la donna sa dare e non chiede
(fantastico : mai l'ho toccato
nel pianto intuisco soltanto)

in questa pineta che rende
possibile il sogno io cerco
metà mia preziosa che manca
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perché è scomparso quell'uomo
più grande che amavo? mi è morto
lontano da solo ammalato

non uomo piuttosto una donna
immagino darmi piacere
omaggio al mio corpo discusso

sofferto straziato ancor vivo
fremente nei giorni maturi
se al sesso non so dar ragione

la mano che scaldi non cerco
maschile ma angelica donna
a lui non vorrei dar più torto

se ho resistito al suo male
lui perse la forza sperare
fuggendo mi ha tolto la gioia
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ma forse la donna che è affianco
è un messo d'amore mandato
da lui che mi guarda dall'alto

cosciente del dolo di assenza
e torna in muliebre sembiante
a darmi conforto in speranza?

oppure è me stessa che vedo
gemella specchiata al silenzio
tentar di lenire rinuncia ?

la pianta ancor viva in radice
privata del caldo solare
già mutila in verde sviluppo

gelosa in mente ho serbato
lo scrigno pineta consente
toccarla nell'anima e in canto.
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