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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Ludovica Modugno

il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

Mi sento animale alla Pari
la chioma ravvivo innalzando
torace e mammelle appuntite


È di erba e di terra bagnata
l’ odore che dalla finestra
mi chiama all’ esterno in mistero

il letto ed il sonno abbandono
in umido stretta camicia
mi tasto a conferma di vero

pungente mi sento dell’ estro
in pieno sgorgare del flusso
emano richiami fecondi

pesante quest' aria mi cuoce
in rossa stagione calante
si avvia a marcire rigoglio

di elettrici rombi minaccia
ripetono nubi insistenti
seconda catarsi dal cielo
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bagliore lontano mi attira
mi muovo nel buio ed inciampo
infido cespuglio e due spalle

decise in agguato rivelo
non urlo né corro ma accanto
mi fermo spavalda non preda

mirando al sapore carnale
annuso l’ odore spirante
da muscoli in massa potenti

ignoto non torna alla specie
da effluvii istintivi e da sguardo
un simile incerto mi appare

disgusto non provoca al fiuto
ma un forte appetito tribale
che rende capezzoli duri
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nel buio i suoi peli son erba
le membra ammantate di zolle
lo rendono parte del bosco

sta fermo e mi guarda come orso
sgranchisce soltanto le dita
pericolo forse il suo membro

che al primo vedermi è già spada
minaccia o difesa di maschio ?
giammai lo pensavo sì grande

mai visto eccitarsene uno
ho sempre guardato altre donne
la liscia pacifica curva

che invita agli scambi indolori
raggiunge vertigini dolci
non rompe membrane di seta
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un senso volgare pauroso
il corpo maschile mi dava
e senza piacere il contatto

or questa visione improvvisa
dovrebbe gettarmi in terrore
violenza subire indifesa

impavida e calma rimango
mi sento animale alla pari
felina una femmina fiera

la chioma ravvivo innalzando
torace e mammelle appuntite
son lunghe e laccate le unghie

stupito quel maschio lampeggia
dagli occhi scuotendo il suo ciuffo
il petto non sporge ma il ventre
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intatto si è esteso il bastone
curioso non lancia aggressione
ma è quasi implorante erezione

la sfida scolora di rabbia
diventa confronto in diversi
che ignorano storia in natura

pervasi i due corpi in riflesso
da uguali intuizioni e reazioni
si sciolgono innati pudori

si accende l’ idea di una lotta
di approccio a saggiare intenzioni
ma senza finale di morte

di un salto si stringono gli arti
confuse barriere di sensi
la presa non graffia ma tasta
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il latte mi succhia dai seni
e come stordito accarezza
le natiche il collo la schiena

pressione rapace ha ceduto
al gusto di pelle vibrante
dai morsi a leccarla con zelo

mentre io non resisto e decido
afferro il possesso dell’ arma
finché mi trafiggo nel ventre

di due entra in unica trama
decisa la vite che torce
velluti già oscuri a me stessa

mi invade con sisma sprofondo
insieme c' è un grido ringhiante
l’ orgasmo rimette la vita.
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Canto 73 dall’ OTTAVO CORO:
NEL FIUME DEI BRIVIDI UN VOLO