È di erba e di terra bagnata
l’ odore che dalla finestra
mi chiama all’ esterno in mistero
il letto ed il sonno abbandono
in umido stretta camicia
mi tasto a conferma di vero
pungente mi sento dell’ estro
in pieno sgorgare del flusso
emano richiami fecondi
pesante quest' aria mi cuoce
in rossa stagione calante
si avvia a marcire rigoglio
di elettrici rombi minaccia
ripetono nubi insistenti
seconda catarsi dal cielo
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bagliore lontano mi attira
mi muovo nel buio ed inciampo
infido cespuglio e due spalle
decise in agguato rivelo
non urlo né corro ma accanto
mi fermo spavalda non preda
mirando al sapore carnale
annuso l’ odore spirante
da muscoli in massa potenti
ignoto non torna alla specie
da effluvii istintivi e da sguardo
un simile incerto mi appare
disgusto non provoca al fiuto
ma un forte appetito tribale
che rende capezzoli duri
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nel buio i suoi peli son erba
le membra ammantate di zolle
lo rendono parte del bosco
sta fermo e mi guarda come orso
sgranchisce soltanto le dita
pericolo forse il suo membro
che al primo vedermi è già spada
minaccia o difesa di maschio ?
giammai lo pensavo sì grande
mai visto eccitarsene uno
ho sempre guardato altre donne
la liscia pacifica curva
che invita agli scambi indolori
raggiunge vertigini dolci
non rompe membrane di seta
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un senso volgare pauroso
il corpo maschile mi dava
e senza piacere il contatto
or questa visione improvvisa
dovrebbe gettarmi in terrore
violenza subire indifesa
impavida e calma rimango
mi sento animale alla pari
felina una femmina fiera
la chioma ravvivo innalzando
torace e mammelle appuntite
son lunghe e laccate le unghie
stupito quel maschio lampeggia
dagli occhi scuotendo il suo ciuffo
il petto non sporge ma il ventre
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intatto si è esteso il bastone
curioso non lancia aggressione
ma è quasi implorante erezione
la sfida scolora di rabbia
diventa confronto in diversi
che ignorano storia in natura
pervasi i due corpi in riflesso
da uguali intuizioni e reazioni
si sciolgono innati pudori
si accende l’ idea di una lotta
di approccio a saggiare intenzioni
ma senza finale di morte
di un salto si stringono gli arti
confuse barriere di sensi
la presa non graffia ma tasta
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il latte mi succhia dai seni
e come stordito accarezza
le natiche il collo la schiena
pressione rapace ha ceduto
al gusto di pelle vibrante
dai morsi a leccarla con zelo
mentre io non resisto e decido
afferro il possesso dell’ arma
finché mi trafiggo nel ventre
di due entra in unica trama
decisa la vite che torce
velluti già oscuri a me stessa
mi invade con sisma sprofondo
insieme c' è un grido ringhiante
l’ orgasmo rimette la vita.
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Canto
73 dall’ OTTAVO CORO:
NEL FIUME DEI BRIVIDI
UN VOLO |