Vacanza e balliamo imperlati
terrazza d' albergo su costa
la notte di luglio arroventa
il
salto dei corpi alle note
battenti percosse ed urlate
sfrenati nel solo ondeggiare
siam
ultimi ormai sulla pista
d' intorno sbadigli a smontare
tovaglie ed i resti di festa
la
luna troneggia alle due
in pieno dominio orizzonte
non aliti in mare dormiente
in
spiaggia scendiamo allacciati
non freno risate né mosse
la sabbia ci spinge nei passi
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fin
dentro caletta di rocce
splendenti d' argento riflesso
nel nostro esclusivo privato
mi
slaccio infiniti bottoni
dell' abito lungo e leggero
fiorato ad intrecci sul rosa
rivelo
al chiarore i merletti
sottili alle curve accennate
i sandali schiavo mi scioglie
fatica
impaziente a scoprirmi
mi guarda in ginocchio brillante
voglioso del bagno notturno
ridiamo
nel toglierci impacci
in acqua corriamo a squagliare
calura del chiasso e del ballo
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nuotiamo
guidati da luna
a perdere le ultime forze
torniamo in naufragio alla riva
mi
tira caviglie e mi annega
mi morde tornando al respiro
intanto c' è brezza che muove
le
onde ci infrangono bocche
ci staccano in moto poi insieme
sbattuti e lui pronto la gola
mi
invade con lingua salata
diversa mi appare da quella
già nota ( è marito !) ed amata
incontro
ora un uomo marino ?
abbraccio tentiamo sgusciante
col flutto siam talamo in tre
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in
nuova stagione mi sento
nel gioco che il mare dispone
io rido e mi tira i capelli
che
ho corti nervosi e sfuggenti
la lotta a inseguirci di bocca
fintanto a toccare coi piedi
il
fondo cerchiamo ancoraggio
per rendere presa alle membra
curiosa d' amplesso salino
mi
trovo disposta all' interno
non l' acqua pensavo mi aprisse
mammifero pesce mi sento
lui
preme ad entrare ma l' onda
lo stacca e lo rende furioso
sghignazzo del gioco e lo attendo
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mi
stringe alla nuca con rabbia
e il flutto lo spinge all' ingresso
lubrifica l' umido il pene
e
segue corrente nel moto
l' andare e tornare di schiuma
produce un vibrare di pelle
è
terzo che accresce piacere
capezzoli in pieno turgore
i pori grondare e gonfiarsi
galleggio
ancorata al suo pene
lui fermo sui piedi resiste
ma dentro mi corre scottante
leggera
ribollo in freschezza
allegra su giostra marina
notturna regina natura
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e
il maschio Nettuno sostiene
con forza dell' asta e di braccia
capricci del mio ondeggiare
gli
sfuggo alla stretta e ritorno
richiudermi e aprirmi nel fiore
continuo a godere l' arpione
son
fune sicura alla nuca
ormeggio che tira al piacere
i glutei mi graffia alle spinte
schiudendo
alla complice onda
ingresso al rapporto col corpo
non ho più barriere né chiuse
lo
fisso negli occhi e mi sciolgo
in bocca nel petto e in vagina
ripiena del seme e del mare.
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