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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Erica Blanc

il 28 novembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
e il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

Col Flutto siam talamo in tre
non l' acqua pensavo mi aprisse
mammifero pesce mi sento


Canto 76 dall’ OTTAVO CORO:NEL FIUME DEI BRIVIDI UN VOLO

 

Vacanza e balliamo imperlati
terrazza d' albergo su costa
la notte di luglio arroventa

il salto dei corpi alle note
battenti percosse ed urlate
sfrenati nel solo ondeggiare

siam ultimi ormai sulla pista
d' intorno sbadigli a smontare
tovaglie ed i resti di festa

la luna troneggia alle due
in pieno dominio orizzonte
non aliti in mare dormiente

in spiaggia scendiamo allacciati
non freno risate né mosse
la sabbia ci spinge nei passi
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fin dentro caletta di rocce
splendenti d' argento riflesso
nel nostro esclusivo privato

mi slaccio infiniti bottoni
dell' abito lungo e leggero
fiorato ad intrecci sul rosa

rivelo al chiarore i merletti
sottili alle curve accennate
i sandali schiavo mi scioglie

fatica impaziente a scoprirmi
mi guarda in ginocchio brillante
voglioso del bagno notturno

ridiamo nel toglierci impacci
in acqua corriamo a squagliare
calura del chiasso e del ballo
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nuotiamo guidati da luna
a perdere le ultime forze
torniamo in naufragio alla riva

mi tira caviglie e mi annega
mi morde tornando al respiro
intanto c' è brezza che muove

le onde ci infrangono bocche
ci staccano in moto poi insieme
sbattuti e lui pronto la gola

mi invade con lingua salata
diversa mi appare da quella
già nota ( è marito !) ed amata

incontro ora un uomo marino ?
abbraccio tentiamo sgusciante
col flutto siam talamo in tre
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in nuova stagione mi sento
nel gioco che il mare dispone
io rido e mi tira i capelli

che ho corti nervosi e sfuggenti
la lotta a inseguirci di bocca
fintanto a toccare coi piedi

il fondo cerchiamo ancoraggio
per rendere presa alle membra
curiosa d' amplesso salino

mi trovo disposta all' interno
non l' acqua pensavo mi aprisse
mammifero pesce mi sento

lui preme ad entrare ma l' onda
lo stacca e lo rende furioso
sghignazzo del gioco e lo attendo
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mi stringe alla nuca con rabbia
e il flutto lo spinge all' ingresso
lubrifica l' umido il pene

e segue corrente nel moto
l' andare e tornare di schiuma
produce un vibrare di pelle

è terzo che accresce piacere
capezzoli in pieno turgore
i pori grondare e gonfiarsi

galleggio ancorata al suo pene
lui fermo sui piedi resiste
ma dentro mi corre scottante

leggera ribollo in freschezza
allegra su giostra marina
notturna regina natura
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e il maschio Nettuno sostiene
con forza dell' asta e di braccia
capricci del mio ondeggiare

gli sfuggo alla stretta e ritorno
richiudermi e aprirmi nel fiore
continuo a godere l' arpione

son fune sicura alla nuca
ormeggio che tira al piacere
i glutei mi graffia alle spinte

schiudendo alla complice onda
ingresso al rapporto col corpo
non ho più barriere né chiuse

lo fisso negli occhi e mi sciolgo
in bocca nel petto e in vagina
ripiena del seme e del mare.
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