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La gente pressava lo scafo
imbarco di voci e richiami
ciarlante invasione a Venezia
ma tutte le occhiate straniere
sembravano leggermi dentro
l' attesa bruciante di lui
tre mesi lontano tornava
cercavo tra folla il mio uomo
correndo in stazione festiva
mancava che il treno arrivasse
secondi battenti emozione
sconvolta da un altoparlante
temevo uno sguardo mutato
la voce annunciante severa
ritardo alla nostra occasione
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ma giunta al binario la gioia
batteva ribelle ai timori
già pronta a strillare il suo nome
irrompergli addosso ferina
così divorargli i pensieri
annetterlo dentro di un fiato
lo vedo che incerto mi cerca
e son disarmata al sorriso
non preda ma cucciolo caro
ingoio esplosione di un grido
saluto affettuosa e serena
parole di schermo al tremore
accetta il rinvio dello scoppio
indugio a covare l' abbraccio
andiamo sciamando tra gli altri
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fin sul vaporetto a mirare
facciate fiorite sull' acqua
riflessi ammiccanti di vetri
premessa di teneri gesti
percorso in canali e allusioni
strusciarsi tra gli archi e i palazzi
più complici in calli più strette
fissando impazienti nei passi
l'albergo che ho scelto con cura
e timidi chiesta la chiave
saliamo gli stretti gradini
esclama lui dietro con mano:
"ti dona la tuta coi fiori
palpeggio nei fianchi il richiamo
che tende ai pistilli il mio giglio! "
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aperta la porta tra noi
finestra su muto canale
soffitto ondulato di legno
lo specchio invecchiato ci inquadra
nel primo abbracciarci vestiti
siam noi che adorniamo Venezia!
attacco a bottoni e cerniere
mi scopre il merletto del seno
poi naviga ardito di lingua
trattengo le fiamme in caverna
lo lascio turista esplorare
si mostra stupito di luoghi
già noti ammirati già presi
invano mi fingo nascosta
gli stuzzico nuove intrusioni
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arrestati! voglio parlare
lo imploro con falsa minaccia
ma forzo me stessa e non scherzo
nel gioco si arrende e si ferma
pulsante nel collo e nel membro
crudele lo bendo e lo lego
combatto tra fuoco e discorso
ricerco ragione interiore
o forse dispero controllo
del corpo lanciato in passione
o voglio di nuovo gustare
da capo l' incontro in contatto
tornar quasi vergine a lui
le prime carezze sul viso
ad ogni gradino promesse
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così mi avvicino e discosta
tentando leggero un approccio
lui sembra pacato poi attacca
mi inquieta avvertire lo spasmo
da quelle sue spalle avvolgenti
ridurmi ad implume bestiola
ma sveglia e formosa e feconda
aprendo da maglie segrete
l' offerta donarmi totale
distesa tua terra di estate
coltivami e rendimi ricca
di segni di tanti colori
non dare più tregua al tuo amore
sapendomi allora inseguita
saprò io per te partorire.
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canto n.82 dal NONO CORO Matura_toccare_il_traguardo
torna a Mi
svelo ma in animo nuda
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