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MI_SVELO_MA_IN_ANIMO_NUDA
questa storia è stata interpretata dall'attrice
Francesca Gatto
il 22 novembre 2002 al Tempio di Dioniso a Roma
e il 22 dicembre 2003 al Teatro de' Servi a Roma

Rivelo la Gemma che è in me
non è più un segreto in profondo
si muove e già bussa alla luce

Canto n.89 dal NONO CORO MATURA TOCCARE IL TRAGUARDO


Vetrata traspare un giardino
la luce di taglio che scalda
la panca dove io son seduta

la lunga camicia ricade
carezza sul ventre accennato
compiuto è già il quarto mese

attendo la visita è un’ora
c’è il primo impaziente ha tre anni
che corre di intorno alla sala

mi guardo: sussulta la pancia
sto ferma e mi muovo all’interno
qualcosa che parte da me

trattengo ma più non controllo
c’è un’altra signora che esclama
“l’ho visto: si è mosso il bambino !”
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rivelo la gemma che è in me
non è più un segreto in profondo
si muove e già bussa alla luce

subentra stupore a pensare
un altro e diverso dal primo
lo penso già uscire e occupare

un piccolo spicchio di mondo
un volto una voce un pensiero
si afferma e io l’ho generato

mi chiama il dottore ed è cielo
la nuvola offre a sdraiarmi
in soffio mi sposto leggera

eppure son dentro nel corpo
son turgidi tutti i miei pori
il sangue si affolla vibrante
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dell’essere donna intuisco
motivo di tutti i disagi
subire da preda gli attacchi

sperare un piacere accennato
qualcosa di ignota esperienza
membrane mie appena turbate

il primo mio uomo è il marito
imposto eppure l‘ ho amato
a diciassette anni ero sposa

provavo qualcosa in godere
leggero finito in confine
ebbrezza maggiore ignoravo

da bimba a esser madre passata
acerba ero ancora nel tronco
mi fecero dare il mio frutto
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primipara in parto indolore
ignara di strappo carnale
di uscita di stacco da me

un dono era il primo mio figlio
compagno nel crescere insieme
adulta non ero nei sensi

mi muovo alla strana poltrona
ostetrico ed ostico esame
temuto evitato subito

ma ora c’è un caldo nel petto
che rende ogni cosa lontana
si espande per tutta me stessa

è la sensazione di amare
è nuova eppure ho già amato
trasporta il mio essere in alto
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il ventre diventa orizzonte
dilata in laguna sicura
ambiente di gioia e conforto

il figlio che nuota mi avvince
carezza sua interna rivela
richiamo a venire toccata

insieme trovarsi in amore
non uso dell’altro ma unione
un intimo intreccio di membra

mistero dell’essere umano
appare ma è luce ed è chiaro
non suona né angoscia né noia

mi manca il tuo volto ma è vero
la voce è quel canto che avevo
da sempre nel buio da sola
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per vincer paure e distacchi
cercavo rifugi sicuri
la nenia tesseva un riparo

non più temo ma offro dimora
estesa nel tronco son pianta
coi rami difendo il mio interno

tu suoni e ti ascolto vibrare
siam due in un’altra me stessa
potrai tu staccarti da me?

col primo dormivo stordita
non so come si separò
e qui c’è un’altra promessa

adulta son madre cosciente
lo sento è diversa ed uguale
è donna ed è copia di me.
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