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Vetrata traspare un giardino
la luce di taglio che scalda
la panca dove io son seduta
la
lunga camicia ricade
carezza sul ventre accennato
compiuto è già il quarto mese
attendo
la visita è un’ora
c’è il primo impaziente ha tre anni
che corre di intorno alla sala
mi
guardo: sussulta la pancia
sto ferma e mi muovo all’interno
qualcosa che parte da me
trattengo
ma più non controllo
c’è un’altra signora che esclama
“l’ho visto: si è mosso il bambino !”
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rivelo
la gemma che è in me
non è più un segreto in profondo
si muove e già bussa alla luce
subentra
stupore a pensare
un altro e diverso dal primo
lo penso già uscire e occupare
un
piccolo spicchio di mondo
un volto una voce un pensiero
si afferma e io l’ho generato
mi
chiama il dottore ed è cielo
la nuvola offre a sdraiarmi
in soffio mi sposto leggera
eppure
son dentro nel corpo
son turgidi tutti i miei pori
il sangue si affolla vibrante
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dell’essere
donna intuisco
motivo di tutti i disagi
subire da preda gli attacchi
sperare
un piacere accennato
qualcosa di ignota esperienza
membrane mie appena turbate
il
primo mio uomo è il marito
imposto eppure l‘ ho amato
a diciassette anni ero sposa
provavo
qualcosa in godere
leggero finito in confine
ebbrezza maggiore ignoravo
da
bimba a esser madre passata
acerba ero ancora nel tronco
mi fecero dare il mio frutto
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primipara
in parto indolore
ignara di strappo carnale
di uscita di stacco da me
un
dono era il primo mio figlio
compagno nel crescere insieme
adulta non ero nei sensi
mi muovo alla strana poltrona
ostetrico ed ostico esame
temuto evitato subito
ma
ora c’è un caldo nel petto
che rende ogni cosa lontana
si espande per tutta me stessa
è
la sensazione di amare
è nuova eppure ho già amato
trasporta il mio essere in alto
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il ventre diventa orizzonte
dilata in laguna sicura
ambiente di gioia e conforto
il
figlio che nuota mi avvince
carezza sua interna rivela
richiamo a venire toccata
insieme
trovarsi in amore
non uso dell’altro ma unione
un intimo intreccio di membra
mistero
dell’essere umano
appare ma è luce ed è chiaro
non suona né angoscia né noia
mi
manca il tuo volto ma è vero
la voce è quel canto che avevo
da sempre nel buio da sola
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per
vincer paure e distacchi
cercavo rifugi sicuri
la nenia tesseva un riparo
non
più temo ma offro dimora
estesa nel tronco son pianta
coi rami difendo il mio interno
tu
suoni e ti ascolto vibrare
siam due in un’altra me stessa
potrai tu staccarti da me?
col
primo dormivo stordita
non so come si separò
e qui c’è un’altra promessa
adulta
son madre cosciente
lo sento è diversa ed uguale
è donna ed è copia di me.
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