
Idalberto
Fei
Regista e scrittore, ha vinto il Prix Italia 1999 con un
testo di Federico Fellini. Ha avuto maestri Daniele Danza
e Franco Zeffirelli nella regia; Massimo Franciosa e Lucio
Mandarà nella sceneggiatura; Andrea Camilleri e Giorgio
Presburger nella radio. Lavora con artisti italiani e stranieri
(Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Caterina Valente, Eric
Peterson, Leo Gullotta, Neri Marcorè, Rossella Falk,
Giulio Scarpati, Gabriele Lavia, Michele Mirabella) e ottiene
due volte, per la radio e la tv, il Premio Taormina. Ha
partecipato come regista e autore ai festival di Spoleto,
di Tunisi, Mittelfest, Pergolesi Spontini e Stratford Festival.
Per la RAI, dove lavora dagli anni settanta, ha realizzato
recentemente "La Storia in Giallo", Radio3. Ha
vinto la “Targa G” dello Zecchino d'Oro. Ha
pubblicato per Garzanti, Sellerio, Mursia, Palombi, RAI-ERI.
I suoi radiodrammi sono stati tradotti in cinque lingue.
Emma Caggiano,
l'aiuto regista delle letture,
è programmista radiofonica a RadioRai
Alessandro
Molinari
ha eseguito suoi brani originali durante le letture.
E'
compositore e direttore d'orchestra. Ha scritto varie colonne
sonore (una quindicina di film tra i quali
"La verità vi prego sull'amore " di F.
Apolloni, "La Medaglia " di S. Rossi, "Briganti
di Zabut" di P. Scimeca, "Il teppista" di
V. Perugini).
Lavora da tanti anni in teatro (Strehler, Camilleri, Fabbri,
Formica, Bigai, Aronica), in radio("La storia in giallo"
di A. Ferrera, vari sceneggiati radiofonici, commedie di
Dario Fo) e in televisione ("Blu Notte" di C.
Lucarelli, "Pacem in terris" di D'Antoni -De Fornari,
"Geo Geo", "Sereno Variabile"... ) .
Ha vinto numerosi premi, tra gli ultimi: Prix Italia 2000
per "Il Castello di Eymerich", Los Angeles Italian
Film Award 2001 per "Italian Soldiers", secondo
posto al Giffoni Film Festival 2002 per "Fate come
noi".
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Tante e diverse sono le
voci dolci e amare, rauche e chiare di “Mi svelo ma
in animo nuda”. Virago e vergini, madonne e maliziose
signore, adultere e adolescenti, donne semplici che amano
e sognano di essere amate, accarezzano un ricordo o una fantasia
e ci raccontano i moti e i fatti del loro corpo. Sono tutte
voci di donne che esprimono le loro più intime sensazioni
e che rivivono nella memoria, o immaginano nella fantasia,
l’esperienza erotica.
Mi
svelo ma in animo nuda” è una galleria traboccante
di ritratti lirici, novanta elegie femminili. E’ un’indagine
sulla sensibilità delle donne e una raccolta di storie
accadute o sognate. E’ un lavoro insolito: così
l’ha concepito l’autore. E’ diventata una
lettura teatrale, con l’impalpabile veste narrativa
di una messa in scena minimalista. Da quel momento, si è
trasformata in un’esperienza che ha intensamente coinvolto
il pubblico e le interpreti di una serie di memorabili serate
romane.
Non
c’è uomo che non si sia interrogato sul piacere
femminile, che non si chieda quali siano le pulsioni che accendono
i sensi delle donne, come avvampi in loro il desiderio e cosa
provino durante l’amore.
Attratto da questi misteri, l’autore,Antonio Bruni,
all’inizio
degli anni novanta cominciò ad ascoltare e a raccogliere
pensieri e lemmi femminili. Di
quel periodo mi ha raccontato: “Ho cominciato seguendo
un’intuizione con molti dubbi e scrupoli. Sarebbe stato
facile scivolare in un lavoro pornografico...” Inizia
così il suo viaggio letterario, un itinerario di conoscenza
attraverso incontri dedicati a raccogliere confessioni di
donna. Si svolgevano spesso nello studio di casa, rubando
spazio e tempo alla famiglia.
“Avevo la fiducia e l’appoggio incondizionato
di mia moglie. Nel mio profondo, l’indagine che avevo
deciso di fare era volta a conoscere proprio lei, dopo anni
di matrimonio e tre figli...”
Intervista
più di cento donne, dai diciotto ai settant’
anni, di tutte le condizioni (sole, sposate, divorziate, nonne).
Il livello culturale è in maggioranza alto, ma non
mancano persone semplicissime. Sceglie novanta storie per
comporre il suo manifesto poetico sull’eros femminile.
Perché scrivere in versi e non in prosa?
“ Il verso novenario mi è più congeniale
perché ha la rapidità dell’immagine. Si
adatta al flusso della coscienza, al discorso interiore che
è privo di punteggiatura e di formalismi sintattici.
La versificazione mi ha aiutato ad entrare con precisione
dentro gli aspetti della sessualità, filtrandoli e
purificandoli dagli elementi di crudo realismo”.
E’ vero: le parole e le metafore che il poeta traccia
sul sesso sono sempre chiare, dirette, ma non sono mai adombrate
da banalità e trivialità.
In
questa maniera l’autore offre l’occasione di rivivere
le testimonianze da lui raccolte in tutta la loro umanità,
spirituale e carnale. Del resto mi dice: ”Nessuna donna
può essere mai volgare con se stessa, parlando della
sua vita interiore”. La tecnica a cui ricorre, per superare
la barriera sensoriale che lo separa dal femminile, ha il
suo strumento principale nella ricostruzione emotiva della
storia. Una ricostruzione da vivere e riprodurre insieme alla
sua confidente. Le chiede una piena confessione, spingendosi
nel ricordo di lei e aiutandola a ripercorrere quel particolare
momento in ogni sua circostanza.
”Spesso la mia ospite mi era totalmente sconosciuta.
Arrivava da me mandata da altre amiche. Introducevo il colloquio
leggendo alcune storie, in modo da entrare in argomento. Alla
persona chiedevo allora di narrarmi un’emozione, provata
o solo fantasticata, ma ricorrente nei suoi pensieri. Poco
importava che fosse confortevole o spinosa. Man mano che le
parole venivano fuori, trascrivevo direttamente il racconto,
tentando subito i versi, in modo daconservare
calda e immediata l’emozione della confessione”
. Bruni apriva così una fessura nella
realtà per osservare il passato. In quel frangente,
attraversava la barriera del pudore , mantenendo il rispetto
per la persona dell’interlocutrice. Lei,
la confidente guarda se stessa e insieme racconta a se stessa
e al poeta. Questi incontri nascono quindi in una dimensione
che conduce fuori dal tempo e si consumano in un tempo che
è determinante per l’esito dello scambio.
“ Al termine del colloquio dovevo aver completato il
senso del racconto, perché perduta l’atmosfera
del primo incontro, figlia di una improvvisa intimità,
non era più possibile ritrovare il filo emotivo in
un secondo o terzo incontro. La fessura aperta al momento
nella realtà si chiude per non riaprirsi. “
L’autore
impegna alcuni anni per collezionare un gran numero di interviste
riuscite; le organizza in nove temi e sviluppa il senso di
un’opera complessa.
Solo pochi amici la conoscevano e tra questi Idalberto
Fei, anche lui scrittore, nonché regista teatrale.
Dopo aver letto le storie aveva preso ad immaginare come portarle
in scena.
“Accade di rado che la poesia venga declamata in pubblico
e quando succede viene sempre fatto in modo accademico”
mi disse Fei, suggerendomi l’idea di organizzare qualcosa
di diverso.. Quei testi poetici gli parvero adatti ad un leggio
teatrale e dotati della possibilità di incontrare il
favore di un pubblico fatto non solo di addetti ai lavori.
”Non credo che la poesia vada letta unicamente a tavolino,
recitata esclusivamente dagli autori e vagliata dai critici”
afferma Fei,“portando in scena queste liriche, mi interessava
schiodare la poesia dalla sua accademicità. L’occasione
di quest’opera dai temi scottanti mi sembrava buona
per far ascoltare e vivere al pubblico la poesia.”
Fei invitò Bruni a utilizzare i suoi testi per una
rappresentazione. L’autore non aveva mai pensato a questa
possibilità. Sulla loro forza comunicativa era confortato
dal parere delle intervistate, che, rileggendosi o leggendo
di altre, si erano sentite coinvolte. Le storie in versi che
aveva scritto, pensando solo alla loro vita in un pagina,
potevano anche diventare un momento teatrale.
"Il
Tempio di Dioniso” a Roma, un avveniristico
museo del vino, centro di cultura e spettacolo fondato da
Maurizio Angeloni e che oggi ha mutato nome
in "Domus Talenti", cercava, tramite
Fiorentina Galterio, un evento per esordire.
Le letture di “Mi svelo ma in animo nuda” sembrarono
adatte ad una casa di cultura enologica. Fei aveva deciso
di portare in scena dieci, dodici attrici e di assegnare ad
ogni interprete un monologo.: “ Ad ogni storia volevo
restituire
un volto. Tante attrici diverse dovevano diventare ognuna
la protagonista di una sola storia e ad ogni attrice bisognava
assegnare la storia più adatta alla sua personalità,
in modo da scatenare in ciascuna la più forte partecipazione
emotiva. Un’ identificazione o meglio una rivelazione”.
All’appello di Fei risposero venticinque nomi da tutti
i rami della professione: teatro, cinema, televisione, doppiaggio,
radiofonia, pubblicità.
Durante
quelle serate l’emozione del pubblico in sala si avvertiva
palpabile. Tra pochi segnali di imbarazzo e di pudore, molti
i sorrisi, gli sguardi partecipi, i versi indicati al vicino
sul programma che li pubblicava. Alla fine di una di quelle
serate, Bruni mi disse: “Le donne di cui ho scritto
hanno superato nel riserbo del colloquio il pudore e mi hanno
svelato quello che avevano di più nascosto. Per molte
è stato un atto di liberazione. In molti casi forse
l’unico della loro vita”.
E siamo all’evento voluto dalla Commissione delle Elette
del Consiglio Comunale di Roma, presieduto da Patrizia
Sentinelli, il 22 dicembre 2003 al romano Teatro
de'Servi . Una lunga serata insieme, dedicata a conoscere
le storie del corpo femminile. Insieme a più di trenta
attrici, tante.Un altro momento di grande condivisione.
Illuminati dalle storie di “Mi svelo” si fa fatica
a credere ad un tempo buio, quando le donne non potevano neppure
pensare di avere una loro sessualità. Né possiamo
dimenticare che ci sono ancora società che non riconoscono
alla donna questo diritto. “Mi svelo ma in animo nuda”
prima di essere poesia, o un libro o teatro è una affermazione
forte e chiara di libera sessualità, espressione intima
della vita.
MARCO AURELI
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