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Mi_svelo_ma_in_animo_nuda

Una maratona in versi

di Marco Aureli
produttore della lunga serata del 22 dicembre 2003 dalle 18 alle 24
al Teatro de' Servi di Roma con la regia di Idalberto Fei

 


Idalberto Fei

Regista e scrittore, ha vinto il Prix Italia 1999 con un testo di Federico Fellini. Ha avuto maestri Daniele Danza e Franco Zeffirelli nella regia; Massimo Franciosa e Lucio Mandarà nella sceneggiatura; Andrea Camilleri e Giorgio Presburger nella radio. Lavora con artisti italiani e stranieri (Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Caterina Valente, Eric Peterson, Leo Gullotta, Neri Marcorè, Rossella Falk, Giulio Scarpati, Gabriele Lavia, Michele Mirabella) e ottiene due volte, per la radio e la tv, il Premio Taormina. Ha partecipato come regista e autore ai festival di Spoleto, di Tunisi, Mittelfest, Pergolesi Spontini e Stratford Festival.
Per la RAI, dove lavora dagli anni settanta, ha realizzato recentemente "La Storia in Giallo", Radio3. Ha vinto la “Targa G” dello Zecchino d'Oro. Ha pubblicato per Garzanti, Sellerio, Mursia, Palombi, RAI-ERI. I suoi radiodrammi sono stati tradotti in cinque lingue.



Emma Caggiano,
l'aiuto regista delle letture
, è programmista radiofonica a RadioRai


Alessandro Molinari
ha eseguito suoi brani originali durante le letture. E' compositore e direttore d'orchestra. Ha scritto varie colonne sonore (una quindicina di film tra i quali
"La verità vi prego sull'amore " di F. Apolloni, "La Medaglia " di S. Rossi, "Briganti di Zabut" di P. Scimeca, "Il teppista" di V. Perugini).
Lavora da tanti anni in teatro (Strehler, Camilleri, Fabbri, Formica, Bigai, Aronica), in radio("La storia in giallo" di A. Ferrera, vari sceneggiati radiofonici, commedie di Dario Fo) e in televisione ("Blu Notte" di C. Lucarelli, "Pacem in terris" di D'Antoni -De Fornari, "Geo Geo", "Sereno Variabile"... ) . Ha vinto numerosi premi, tra gli ultimi: Prix Italia 2000 per "Il Castello di Eymerich", Los Angeles Italian Film Award 2001 per "Italian Soldiers", secondo posto al Giffoni Film Festival 2002 per "Fate come noi".

Tante e diverse sono le voci dolci e amare, rauche e chiare di “Mi svelo ma in animo nuda”. Virago e vergini, madonne e maliziose signore, adultere e adolescenti, donne semplici che amano e sognano di essere amate, accarezzano un ricordo o una fantasia e ci raccontano i moti e i fatti del loro corpo. Sono tutte voci di donne che esprimono le loro più intime sensazioni e che rivivono nella memoria, o immaginano nella fantasia, l’esperienza erotica.

Mi svelo ma in animo nuda” è una galleria traboccante di ritratti lirici, novanta elegie femminili. E’ un’indagine sulla sensibilità delle donne e una raccolta di storie accadute o sognate. E’ un lavoro insolito: così l’ha concepito l’autore. E’ diventata una lettura teatrale, con l’impalpabile veste narrativa di una messa in scena minimalista. Da quel momento, si è trasformata in un’esperienza che ha intensamente coinvolto il pubblico e le interpreti di una serie di memorabili serate romane.

Non c’è uomo che non si sia interrogato sul piacere femminile, che non si chieda quali siano le pulsioni che accendono i sensi delle donne, come avvampi in loro il desiderio e cosa provino durante l’amore.
Attratto da questi misteri, l’autore,Antonio Bruni,
all’inizio degli anni novanta cominciò ad ascoltare e a raccogliere pensieri e lemmi femminili. Di quel periodo mi ha raccontato: “Ho cominciato seguendo un’intuizione con molti dubbi e scrupoli. Sarebbe stato facile scivolare in un lavoro pornografico...” Inizia così il suo viaggio letterario, un itinerario di conoscenza attraverso incontri dedicati a raccogliere confessioni di donna. Si svolgevano spesso nello studio di casa, rubando spazio e tempo alla famiglia.
“Avevo la fiducia e l’appoggio incondizionato di mia moglie. Nel mio profondo, l’indagine che avevo deciso di fare era volta a conoscere proprio lei, dopo anni di matrimonio e tre figli...”

Intervista più di cento donne, dai diciotto ai settant’ anni, di tutte le condizioni (sole, sposate, divorziate, nonne). Il livello culturale è in maggioranza alto, ma non mancano persone semplicissime. Sceglie novanta storie per comporre il suo manifesto poetico sull’eros femminile. Perché scrivere in versi e non in prosa?
“ Il verso novenario mi è più congeniale perché ha la rapidità dell’immagine. Si adatta al flusso della coscienza, al discorso interiore che è privo di punteggiatura e di formalismi sintattici. La versificazione mi ha aiutato ad entrare con precisione dentro gli aspetti della sessualità, filtrandoli e purificandoli dagli elementi di crudo realismo”.
E’ vero: le parole e le metafore che il poeta traccia sul sesso sono sempre chiare, dirette, ma non sono mai adombrate da banalità e trivialità.

In questa maniera l’autore offre l’occasione di rivivere le testimonianze da lui raccolte in tutta la loro umanità, spirituale e carnale. Del resto mi dice: ”Nessuna donna può essere mai volgare con se stessa, parlando della sua vita interiore”. La tecnica a cui ricorre, per superare la barriera sensoriale che lo separa dal femminile, ha il suo strumento principale nella ricostruzione emotiva della storia. Una ricostruzione da vivere e riprodurre insieme alla sua confidente. Le chiede una piena confessione, spingendosi nel ricordo di lei e aiutandola a ripercorrere quel particolare momento in ogni sua circostanza.
”Spesso la mia ospite mi era totalmente sconosciuta. Arrivava da me mandata da altre amiche. Introducevo il colloquio leggendo alcune storie, in modo da entrare in argomento. Alla persona chiedevo allora di narrarmi un’emozione, provata o solo fantasticata, ma ricorrente nei suoi pensieri. Poco importava che fosse confortevole o spinosa. Man mano che le parole venivano fuori, trascrivevo direttamente il racconto, tentando subito i versi, in modo da
conservare calda e immediata l’emozione della confessione” . Bruni apriva così una fessura nella realtà per osservare il passato. In quel frangente, attraversava la barriera del pudore , mantenendo il rispetto per la persona dell’interlocutrice. Lei, la confidente guarda se stessa e insieme racconta a se stessa e al poeta. Questi incontri nascono quindi in una dimensione che conduce fuori dal tempo e si consumano in un tempo che è determinante per l’esito dello scambio.
“ Al termine del colloquio dovevo aver completato il senso del racconto, perché perduta l’atmosfera del primo incontro, figlia di una improvvisa intimità, non era più possibile ritrovare il filo emotivo in un secondo o terzo incontro. La fessura aperta al momento nella realtà si chiude per non riaprirsi. “

L’autore impegna alcuni anni per collezionare un gran numero di interviste riuscite; le organizza in nove temi e sviluppa il senso di un’opera complessa.
Solo pochi amici la conoscevano e tra questi Idalberto Fei, anche lui scrittore, nonché regista teatrale. Dopo aver letto le storie aveva preso ad immaginare come portarle in scena.
“Accade di rado che la poesia venga declamata in pubblico e quando succede viene sempre fatto in modo accademico” mi disse Fei, suggerendomi l’idea di organizzare qualcosa di diverso.. Quei testi poetici gli parvero adatti ad un leggio teatrale e dotati della possibilità di incontrare il favore di un pubblico fatto non solo di addetti ai lavori. ”Non credo che la poesia vada letta unicamente a tavolino, recitata esclusivamente dagli autori e vagliata dai critici” afferma Fei,“portando in scena queste liriche, mi interessava schiodare la poesia dalla sua accademicità. L’occasione di quest’opera dai temi scottanti mi sembrava buona per far ascoltare e vivere al pubblico la poesia.”

Fei invitò Bruni a utilizzare i suoi testi per una rappresentazione. L’autore non aveva mai pensato a questa possibilità. Sulla loro forza comunicativa era confortato dal parere delle intervistate, che, rileggendosi o leggendo di altre, si erano sentite coinvolte. Le storie in versi che aveva scritto, pensando solo alla loro vita in un pagina, potevano anche diventare un momento teatrale.

"Il Tempio di Dioniso” a Roma, un avveniristico museo del vino, centro di cultura e spettacolo fondato da Maurizio Angeloni e che oggi ha mutato nome in "Domus Talenti", cercava, tramite Fiorentina Galterio, un evento per esordire. Le letture di “Mi svelo ma in animo nuda” sembrarono adatte ad una casa di cultura enologica. Fei aveva deciso di portare in scena dieci, dodici attrici e di assegnare ad ogni interprete un monologo.: “ Ad ogni storia volevo restituire un volto. Tante attrici diverse dovevano diventare ognuna la protagonista di una sola storia e ad ogni attrice bisognava assegnare la storia più adatta alla sua personalità, in modo da scatenare in ciascuna la più forte partecipazione emotiva. Un’ identificazione o meglio una rivelazione”. All’appello di Fei risposero venticinque nomi da tutti i rami della professione: teatro, cinema, televisione, doppiaggio, radiofonia, pubblicità.

Durante quelle serate l’emozione del pubblico in sala si avvertiva palpabile. Tra pochi segnali di imbarazzo e di pudore, molti i sorrisi, gli sguardi partecipi, i versi indicati al vicino sul programma che li pubblicava. Alla fine di una di quelle serate, Bruni mi disse: “Le donne di cui ho scritto hanno superato nel riserbo del colloquio il pudore e mi hanno svelato quello che avevano di più nascosto. Per molte è stato un atto di liberazione. In molti casi forse l’unico della loro vita”.
E siamo all’evento voluto dalla Commissione delle Elette del Consiglio Comunale di Roma, presieduto da Patrizia Sentinelli, il 22 dicembre 2003 al romano Teatro de'Servi . Una lunga serata insieme, dedicata a conoscere le storie del corpo femminile. Insieme a più di trenta attrici, tante.Un altro momento di grande condivisione.

Illuminati dalle storie di “Mi svelo” si fa fatica a credere ad un tempo buio, quando le donne non potevano neppure pensare di avere una loro sessualità. Né possiamo dimenticare che ci sono ancora società che non riconoscono alla donna questo diritto. “Mi svelo ma in animo nuda” prima di essere poesia, o un libro o teatro è una affermazione forte e chiara di libera sessualità, espressione intima della vita.

MARCO AURELI